"Hai delle belle mani", glielo dico senza pensarci troppo. Sono una persona spontanea, e le sue mani sono belle.
"Beh, ma intendevi che sono brutte, no?"
"Intendevo che ho sonno. Buona notte."
"Ma Bu n-"
"Notte"
Di tuo fratello non è rimasto più nulla, Tom. O forse sì, ma non importa più neanche a lui.
Tanto finiamo sempre così. Lui legge le sue adorate storielle porno sui nostri fansite e poi me le racconta, entusiasta.
Il problema sono i suoi commenti.
"Non ti importa niente se tutti mi vedono il sedere, vero? Tanto lo so che non mi ami"
"Bill, non ricominciare. Lo sai ch- Il tuo sedere?"
"Il mio sedere, Tom."
"Che c'entra il tuo didietro, di grazia?"
"E di cosa saresti geloso, esattamente?"
"Ma del sole, no? Sei adorabile con lui addosso."
Quel silenzio è sacro. E tutto è immobile per rispettarlo.
Lui non cercava l'Amore. Punto. Fine del discorso. Stop.
Adoriamo entrambi la cioccolata, è vero, ma per Bill era una specie di droga negli ultimi tempi. E' fissato con la cioccolata.
David è convinto che se continua così diventerà una mongolfiera entro poco. Ciò che David non sa è che io gli faccio fare l'attività fisica necessaria allo smaltimento delle calorie in eccesso. Prova ne è che non è ingrassato neanche di mezzo etto.
Lui sembra vedere più di ciò che il resto del mondo può vantare di aver mai visto, in quegli occhi.
Sì, invece. Sarebbe cambiato tutto. E avrebbe fatto maledettamente male.
"Volevo cercare di dimenticare. E' un peso grande, Bill. Ne ho sempre avuto paura. E'... qualcuno direbbe che è qualcosa di immorale... ma non è questo che mi preoccupa. Sei mio fratello... Dio, è tutto così... strano. Eppure mentre sto con te sembra tutto giusto, va tutto bene, quando sei tra le mie braccia. Dovevo tentare, Bill. Volevo capire."
"E... hai capito?"
"No." in un attimo gli occhi di Bill sembrarono tornati quelli sfuggenti e feriti che aveva visto scomparire in un battito di ciglia pochi secondi prima "Ma ho deciso qualcosa."
L'unica cosa che non tornava nei conti era la presenza della chitarra.
L'uomo sbuffò e fece due ampi passi indietro, fino ad avere il muro proprio alle sue spalle. Poi si sedette, sotto lo sguardo perplesso del moro. Gli sorrise, sbattendo le palpebre e sistemandosi la chitarra in grembo.
"Oh no" Cominciò Bill, ma il sorriso di David si allargò e diventò un ghigno "Proprio no!".
Lui non mi ha mai considerato all’altezza.
Alla pioggia ci sei fin troppo abituato, essendo nato in Inghilterra e tutto il resto. Che tu abbia passato una o mille vite in un altro mondo non cambia le cose. Sei in Inghilterra, e piove.
"E io ripetevo sempre: Harry, Harry, Harry, Harry, Harry, Harry, Harry, Harry... e loro... loro ridevano! Ridevano, capisci? Ridevano! Le puntine da disegno ridevano di me!" Lacrime rabbiose ricominciarono a solcarle il viso mentre lei continuava a parlare ininterrottamente, specchio di ciò che accadeva sul viso di Harry. Infine il ragazzo voltò appena la testa verso gli altri tre, con gli occhi chiusi, il naso che fremeva e la bocca serrata.
"Questo... cosa significa?"
"Dubbi?"
Harry annuì, poi spiegò
"Ti ama, ma ha un po' paura"
"Anche io ho paura"
"Ma lo ami?"
"Certo, lo amo"
"Allora andrà tutto bene. Questo è stato il suo ragionamento" Hermione annuì.
"Ma resta comunque un po' di paura"
"Anche a lui ne è rimasta un po'."
Io avrei qualcuno con cui chiacchierare!
Una chiacchierata con il vecchio, liso tappeto rosso della sala comune di Grifondoro. Un tappeto piuttosto pettegolo, se volete saperlo.
Non ho sentito il "Tumf".
(E' così semplice)
Nella penombra della stanza si mosse, scrutando il proprio cupo riflesso nel riverbero dello specchio. Era presto, troppo. Troppo per stare sveglia di fronte allo specchio cercando di non guardarsi negli occhi, e di sembrare normale. Troppo spesso per riuscire ad evitare il proprio sguardo, uno sguardo stanco, uno sguardo stillante lacrime invisibili
Quando le Weasley ci mettono lo zampino faranno un bel casino, così dice il proverbio.
Ma Hermione Granger non crede ai proverbi. E in fondo Molly Weasley ne deve pur sapere qualcosa di uomini, visto quanta prole ha convinto il marito a mettere al mondo.
"Abbiamo finito la benzina" lo informò Hermione, Il ragazzo volse lo sguardo ora semi terrorizzato sul volante, poi girò ancora la chiavetta riprovando a mettere in moto l’auto, che con un paio di singulti contrariati rimase nella sua posizione.
"E' inutile" Harry riprovò, poi dovette arrendersi e schiaffeggiando il volante.
"Grandioso. Siamo immersi nel nulla, in un nulla non ben localizzato del Galles, la macchina ci ha lasciati a piedi… ho dimenticato qualcosa?"
"Beh sì… in effetti: è notte, e tra poco si farà più freddo, e rischiamo di arrivare tardi domani al matrimonio di Calì e Dean, dobbiamo portare l’auto agli sposi che dovranno andarci in viaggio di nozze… ah e non sappiamo dove andare a dormire."
E ora capiva che quel qualcosa che non aveva compreso precedentemente non lo avrebbe mai compreso, che non aveva un nome e che non lo avrebbe mai conosciuto. Ma sapeva, che era con lui, che non quell'ignoto le faceva più paura. Solo con lui. Solo lui.
Entro nella stanza degli orologi quando sento il tempo scivolarmi tra le dita.
Hai difeso il mio cuore di pezza, ma ora è il tuo, un cuore vero, a soffrire.
Perchè basta scaldarlo, quel cuore di pezza, per farlo battere.
Shee